Friends and Press Opinions

20.07.17 Review by Mario Biserni on the Italian Blog “Sands-zine”. Thanks!!

“Sampler And Zither” è un CD in grado di soddisfare molte esigenze, sia per quanto concerne l’originalità della proposta sia per quanto concerne la qualità del suo contenuto. Inizio dagli autori, un duo cagliaritano attivo già da alcuni anni e autore in precedenza di almeno due CD-R autoprodotti.

La gestazione di questo dischetto ha richiesto alcuni anni di dedizione, a iniziare dalla materia prima scaturita da una serie di composizioni istantanee relative al triennio 2012-2014. In seguito quelle registrazioni sono state sottoposte a un lavoro di montaggio (con l’aiuto di Christian Marchi) e successivamente c’è stata la realizzazione del master (per mano di Giuseppe Ielasi). La realizzazione del CD-R è infine avvenuta a inizio 2017, con a margine una dedica speciale a due importanti musicisti isolani venuti a mancare durante la sua lavorazione (Franco Oppo e Roberto Pellegrini).

Ho voluto riportare l’iter produttivo perché è indicativo della cura e dell’impegno dedicati a una pubblicazione fondamentalmente povera, un semplice CD-R, e limitata al numero ristrettissimo di 170 copie numerate, cura e impegno che superano di gran lunga quelli che stanno dietro a numerose produzioni costosissime e super-valutate. Questo è un esempio concreto di come a essere in genere premiati non sono certo né il lavoro né la qualità (da sottolineare che ciò si verifica, e la cosa è preoccupante, in tutti gli ambiti della nostra organizzazione sociale).

Tale gap riflette la sostanza tutta di “Sampler And Zither”, un opera nella quale alla povertà dei mezzi (una cetra da tavolo e un campionatore) risponde una ricchezza di tessiture superiore a quella che spesso viene ottenuta con l’utilizzo di una copiosa orchestra e/o di attrezzatissimi studi di registrazione.

Questo dimostra anche come la qualità non dipenda tanto dalla ricchezza dei mezzi utilizzati quanto dalla fantasia e dalla freschezza di idee messe in gioco da parte di coloro che li utilizzano. L’oggetto più insignificante, arricchito dalle preparazioni e dal brio delle modalità d’uso, può trasformarsi in una miracolosa fonte di suoni (Dio salvi San Cage, che ci ha insegnato tante cose …).

Ciò detto, “Sampler And Zither” resta un disco di musica minimale, povera e scarna, ma pure ricca e sorprendente per soluzioni e variazioni timbriche, attraversando nel suo essere tutto un pianeta che va dai notturni di Chopin all’elettroacustica di Bernhard Günter (… e Dio salvi San Giust, che continua imperterrito a pubblicare dischi simili).

374. sands-zine

 

07.06.17 Review by Andrea Aguzzi on the Italian Blog “NeuGuitars”. Thanks!!

“(…) “E poi dove sta questa memoria collettiva che conserva tutto? Come è fatta?” Ennio Morricone , Inseguendo quel suono, la mia musica, la mia vita” pag. 213.

La domanda del Maestro Morricone è meno retorica di quanto può sembrare dal modo in cui viene annunciata in questo post. Nasce, infatti, da un discorso più ampio e generale nel quale il Maestro si racconta e racconta le sue perplessità a proposito di una “preoccupazione” vissuta da tutti gli appassionati di musica: quella “opinione” secondo cui tutto è già stato scritto, tutto è già stato sentito, ascoltato, che l’arte sia finita, etc. etc.

Certo è innegabile che dopo un secolo vissuto a velocità supersonica come il Novecento si faccia fatica a trovare qualcosa di “nuovo: lo sviluppo dei linguaggi e delle forme artistiche è proceduto infatti a una tale velocità da riuscire a superare l’evoluzione che si era registrata nei precedenti quattro secoli. L’esplosione, poi, del pluralismo artistico e della molteplicità dei linguaggi ha lasciato tramortito o peggio indifferente un pubblico che non è riuscito, non ha voluto, non ha potuto, non ha saputo “tenersi al passo coi tempi”, in poche parole evolvere sia a livello individuale che collettivo.”

Ho voluto scrivere questo perché queste riflessioni sono maturate contemporaneamente all’ascolto del disco Difondo Sampler & Zither creato dall’amico Giampaolo Campus e da Sergio Camedda per una delle case discografiche indipendenti, l’italianissima Setola di Maiale, a me più care. Ho ascoltato e riascoltato questo disco (in cui non è presente una sola chitarra) mentre leggevo il libro di Morricone e a un certo punto, come spesso avviene, ascolto e lettura si sono incrociate, corteggiate e mischiate tra loro.

Il loro di Giampaolo è molto particolare, appartiene a quella categoria complessa dove si incontrano la musica di ricerca, la contemporanea, l’avanguardia e altro ancora, insomma quel posto particolare dove un artista decide di esercitare il suo desiderio e la sua necessità di produrre una musica dalle esigenze commerciali e più consona alla sua volontà di creare qualcosa di personale e, soprattutto, onesto. Onesto, sia in senso professionale che personale.

L’idea è di giocare con l’improvvisazione ma in modo strutturato: da una parte di sampler pianistici creati da Sergio Camedda, dall’altro lo zither “preparato” di Giampaolo Campus. Il disco è il risultato istantaneo, estemporaneo e irripetibile della loro reciproca interazione, un’interazione dove le melodie del piano si intersecano con i suoni, col rumore, col colore “diverso” dello zither che viene suonato, percosso, accarezzato, strofinato in modo decisamente non ortodosso da Campus.

Abbiamo già ascoltato questo tipo di cose? Certamente. Siamo abituati a non saper più distinguere dal semplice ascolto tra composizione aleatoria, composizione estemporanea, improvvisazione radicale, improvvisazione non idiomatica? Certamente. E allora? Siamo condannati alla continua ricerca dell’innovazione? Del desiderio spasmodico di una nuova forma estetica? Forse ci sentiamo come dei novelli Sisifo che invece di rotolare la pietra sulla collina, ascoltano e ascoltano insaziabili sempre nuova, vecchia musica, un mondo dove il contemporaneo è oggettivamente ovunque dato che nella nostra discoteca mobile on-line possiamo attingere a un’offerta spropositata e indifferenziata. Forse, ma non abbiamo altra scelta e io ho scelto questo disco, questo… accumulatore di esperienze per poter riflettere su questi aspetti tipici della nostra era”.

358. neuroguitars

 

19.05.17 Review by Alessandro Bertinetto on the Italian Blog “Kathodik”. Thanks!!

Il duo composto da Sergio Camedda (campionatore) e Giampaolo Campus (zither) esplora da anni le possibilità creative dell’improvvisazione. Qui, usando il campionatore soprattutto per produrre il timbro del piano e suonando la cetra in modi anche e soprattutto inusuali (persino ‘preparandola’ così come John Cage ‘preparava’ il piano), presenta una musica sospesa e intensa, calma solo all’apparenza.

È una musica generata attraverso il costante interplay tra i due strumenti: una specie di musica da camera, come giustamente riportano le note di copertina. Una musica curiosa, nei due sensi del termine. Attenta ai minimi particolari, emergendo dal silenzio e dalle sue vibrazioni senza trascurare un minimalista melodiare, va audacemente alla ricerca del suono e del suo senso, raschiando al fondo delle note, rischiando di non piacere. E così, curiosamente, piacendo. Non sempre questa scommessa si vince. Qui sì.

357. Kathodik

 

16.05.17 Review by Antonio Bertoni ( double bass player with Pequod and with Paolo Mongardi and Alberto Boccardi). Thanks!!!!!

In questo disco c’è un’idea di duo e di suono che emerge in tutti i brani. Il sampler di Camedda quando diventa pianoforte ha un ruolo di metronomo evolutivo, scandisce il tempo (quasi sempre dilatato) e accentua la direzionalità e gli aspetti lineari del tempo stesso, attraverso un dialogo interiore fondamentalmente armonico, il lavoro allo zither di Campus  parte da una base timbrico-rumorista ma accenna frammenti di canto ed evoca melodie interrotte.

Un duo che fonda la sua poetica sul contrasto sia nell’approccio agli strumenti che nel modo di procedere, il sampler crea una griglia e ne varia e sviluppa gli elementi costitutivi, lo zither gioca con essa, la mette in discussione o la rinforza a seconda della situazione. La percezione all’ascolto è che il pianoforte sia appunto elemento più strutturale e formale mentre lo zither pare più libero e gode della possibilità di usare elementi caotici senza intaccare la coerenza formale, questo proprio grazie al lavoro del piano. Un duo affiatato e con le idee chiare.

356. antonio bertoni

 

10.05.17 Review by Peppe Trotta on the Italian Blog “So What”. Thanks!!

Minute stille che s’infrangono in un incostante mare di suoni enigmatici. È un dialogo dall’incedere misurato e frammentario quello instaurato tra il sampler di Sergio Camedda e lo zither di Giampaolo Campus, uno scambio giocato su un senso compiuto costantemente spiazzante derivante da una lenta concatenazione di aforismi strutturati attraverso un processo di libera improvvisazione.

Scarne e spesso isolate note di un pianoforte molteplice, virtualmente creato attraverso il campionatore, si riversano nitide in organici e crepitanti fondali scaturenti dall’esplorazione acustica della cetra, indagine condotta sull’interezza dello strumento adottando tecniche estese di esecuzione. Il confronto fra le componenti genera un sussurro obliquo che disegna scenari surreali, inattesi eppure plausibili, capaci di comporre un universo teso ricco di riverberi e dettagli. Ad enfatizzarne il portato misterioso e seducente è l’uso degli spazi vuoti, delle pause in cui lasciare lentamente decantare ed espandere il racconto condiviso, costantemente indirizzato verso un utilizzo essenziale del lessico scelto.

È tutt’altro che immediato riuscire a stabilire un contatto pieno con le dissertazioni del duo sardo, bisogna essere disposti ad immergersi con attenzione nell’ascolto. Una volta catturati però difficilmente si rinuncerà a percorrere fino in fondo questa affascinante peregrinazione.

353. So What - Italian Blog

 

02.05.17 Review by Mirco Salvadori on the Italian Magazine “Rockerilla“. Thanks!!

Cosa appare se riusciamo a varcare quel passaggio indefinito che ci conduce direttamente oltre la “normalità” del suono e di un ascolto reso classico dal suo fluire. Che succede ai normali strumenti come una semplice cetra o un anonimo campionatore? Sergio Camedda e Giampaolo Campus tentano  una lettura di questo mondo nascosto e lo fanno usando la tecnologia e il guizzo dell’improvvisazione.

Il campionatore viene trasformato in un pianoforte che concede solo suoni slegati, campionati da altri pianoforti. una sorta di creatura che parla una lingua aliena mentre colloquia con i suoni emessi da una cetra (zither) usata in modo non convenzionale, in tutte le sue parti, oltra la musica, dentro il suono.

 

24.04.17 Review by Daniel Barbiero on the American Blog “Avant Music News“. Thanks!!

Sampler and Zither is a release from Difondo, the Cagliari duo of Sergio Camedda (sampler) and Giampaolo Campus (zither). The group’s name translates as “basically;” it’s a fitting name given their conceptual focus on returning sounds to the things themselves—that is, to the basic elements and materials of their instruments. The group’s specific interest lies in realizing the possibilities inherent in the divergent natures of the two instruments’ timbral profiles and properties.

The sampler is programmed to replicate the sound of a piano, while the zither is played with a variety of extended techniques in order to make the sounds of its individual parts carry more dramatic weight than their sum. Campus makes specific regions and materials of the zither audible through the scraping, squealing, and scuffing sounds of friction and percussive strikes on wire, wood and metal. For its part the sampled piano mostly appears in paratactical fragments—isolated notes and chords sounded fully and allowed to fade slowly.

Put together, the two instruments offer contrasts not only of sound color, but of mood: Much of the musical ambience arises from the tension between the meditative pacing of the piano and the restlessness of the zither’s interventions—a restlessness that models the anxiety of anticipation.

 

11.03.17 Review by Ettore Garzia on the Italian Blog “Percorsi Musicali“. Thanks!!

Sergio Camedda e Giampaolo Campus sono due musicisti di Cagliari che condividono le relazioni elettroacustiche del laboratorio sperimentale di Franco Oppo a fine novanta. Il loro connubio è stato instaurato all’insegna di una singolare ricerca su due strumenti totalmente sbilanciati dal punto di vista timbrico: lo zither e il sampler. Il progetto, denominato Difondo, ha su Setola finalmente il suo riconoscimento e presenta 8 idee di compenetrazione, effettuate sui due strumenti opportunamente preparati: per lo zither vengono usate mollette o spazzole esterne che navigano sul corpo senza corde dello strumento, mentre il sampler viene organizzato nelle sue preparazioni, preimpostando le funzioni offerte dalla tastiera sintetica, in modo da ottenerle secondo gli scopi del musicista.

Sampler and zither diventa, perciò, un campionario di suoni e di gesti relativi, che realizza una pionieristica convergenza di due strumenti, trattati di solito in tutt’altro modo; lo zither viene spogliato di una delle sue caratteristiche principali (la metodologia dell’approccio etnico di qualsiasi discendenza), mentre il sampler svolge un meticoloso lavoro di proiezioni basato su poche configurazioni di note. E’ così che si scoprono degli incredibili incroci melodici in Strisciato, dove si confondono i mestieri di un eclettico improvvisatore radicale e di un pianista di modern classical, oppure si costruiscono addensamenti timbrici in un solo senso, come succede in Gong, dove la preparazione al piano apre a scenari contemporanei e lo zither realizza la visuale di un improbabile mondo del suono, finalmente estratto e riportato in vita.

349. Percorsi Musicali

 

06.03.17 Francesco Masala: sembra la colonna sonora di un film che non c’è

06.03.17 Mauro Sambo: Bellissimo!!!!!!!!  Resisterà nel tempo!!!

28.02.17 Tiziano Conti: Attraverso l’ascolto dei brani contenuti nella compilazione “DIFONDO”, può intravvedersi lo sforzo profuso dagli autori di proporre una tecnica musicale eterogenea, dove l’unico filo conduttore è dettato dall’improvvisazione e dalla istantaneità nella realizzazione dei suoni. Suoni generati in maniera originale e creativa, attraverso l’adozione di differenti tipologie di oggetti di uso quotidiano (spazzole, pettini, mollette etc.), amalgamate con l’ausilio di due strumenti musicali (sampler and zither), su cui tali oggetti agiscono.

Il risultato ottenuto attraverso questa inusitata e originale tecnica compositiva, è una melodia timbrica surreale, quasi onirica, capace di coinvolgere l’ascoltatore attraverso i suoi suoni elettronici, che originati dall’effetto che tali oggetti hanno sugli strumenti musicali, conducono l’ascoltatore in una nuova dimensione spazio-temporale.

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